TL;DR: La net neutrality favorisce la concorrenza tra i fornitori di servizi Over The Top (compresi quelli nuovi) e fornisce incentivi a incrementare la banda attraverso investimenti in infrastrutture da parte dei carrier. La possibilità di discriminare (prioritizzare) il traffico verso l’utente finale fornisce incentivi a discriminare le tipologie di traffico e ad alterare il meccanismo della concorrenza in conflitto di interessi tra Telco e OTT.

Recentemente sono stato coinvolto – meglio travolto – in uno scambio di tweet tra Luigi Gambardella (Telecom Italia), l’On. Stefano Quintarelli (mi fa strano chiamarlo “Onorevole”, data la lunga frequentazione), Luca De Biase e Massimo Mantellini, in merito alla “Net Neutrality”. Gambardella afferma che Quintarelli ha una visione parziale e non corretta della net neutrality, Quintarelli pensa il contrario. Io tendo per ragioni che spiegherò a condividere il pensiero di Quintarelli, il quale ha molto bene illustrato nel suo post molti dei concetti che vado a ripetere dal punto di vista di avvocato che si occupa (anche) di concorrenza nell’IT.

A parte aver scritto più volte l’epigrafe “all bits are equal” o varianti della stessa, con la stessa competenza con cui potevo scrivere “scemo chi legge”, non so per quali meriti sono stato coinvolto nella riflessione. Mi sono occupato professionalmente di net neutrality ai tempi del Telecoms Package, ma sempre sul sedile del passeggero con gente più avvezza di me e in circostanze che non posso rivelare. Da un punto di vista tecnico sono poco più che un orecchante. Mi sento tuttavia di dover focalizzare almeno un punto, vedendo se riesco dare un contributo alla discussione. Niente di innovativo, solo un pensiero a voce alta.

Cos’è (per me) la net neutrality

La neutality è quella caratteristica della rete, di Internet, per cui ogni bit che viene trasportato è per la rete stessa uguale a qualsiasi altro. Quello che ci viaggia sopra (il “payload”) viene misurato per banda che consuma, non nel valore del contenuto. Una foto di gatti ha lo stesso valore di un contratto milionario. Soprattutto ogni livello dello stack non vincola a quello che ci può andare sopra, ma solo al rispetto dello standard.

La rete deve e può essere “Prioritizzata”? E cosa significa “Priorità”? Si può dare priorità senza violare la neutralità? Questo è il punto che hanno affrontato i discussant.

http://blog.quintarelli.it/blog/2013/09/e-un-momento-topico-e-arrivata-l…

http://www.puntoit.org/news/la-risposta-a-stefano-quintarelli-una-vision…

http://blog.debiase.com/2014/01/dopo-kroes-dibattito-attualissimo-sulla-…

http://www.puntoit.org/news/la-risposta-a-luca-de-biase/

http://blog.debiase.com/2014/01/critica-della-ragion-telecomunicatoria/

Ce n’è più di quanto serva per capire i termini del dibattito. Internet serve a questo: si chiama “Ipertesto” 😉

Quanta roba!

Questa la mia icastica ancorché perplessa risposta al post di Gambardella l’altro giorno. Martedì, complice Candy Crush che mi fa aspettare 24 ore per giocare ancora, ho potuto dedicarmi alla lettura della risposta a De Biase.

Mi trovo perplesso su alcune affermazioni che leggo. Cito ovviamente fuori contesto.

Analizziamo ora lo scenario di mercato nel caso di Internet. E’ necessario distinguere:

a) il mercato dell’accesso (servizi di accesso da rete fissa e da rete mobile), cioè la connessione dell’end user alla Big Internet. In questo mercato operano, in genere, Telco e ISP

b) il mercato dei servizi, dei contenuti e delle applicazioni offerti sulla rete Internet. In questo mercato operano OTT/CP/ISP e, con una minore quota di mercato, i Telco.

Il mercato del punto a. è molto aperto e competitivo (per commenti puntuali si rimanda alla risposta data a Stefano Quintarelli), infatti in ogni Paese sono presenti molti Telco/ISP che offrono accesso a Internet e gli end user possono facilmente cambiare fornitore, se non ritengono adeguata la qualità (QoE) e/o il prezzo.

Il mercato è molto aperto e competitivo? Può essere che vi sia un’abbondanza di offerta. Ma la concorrenza senza informazione è nulla. Io personalmente non so quali politiche di traffic shaping il mio fornitore (Telecom e Vodafone) applichi. Penso di essere un utente piuttosto evoluto, ma non ho modo di sapere se in un dato momento sia il fornitore di servizi (quello che “pompa” dall’altra parte) o il carrier (quello che trasporta il contenuto in un qualunque punto) o il mio fornitore finale, quello a cui mi attacco a causare ritardi. Poiché alcune cose funzionano alla velocità della luce e altre no, tendo a dare la colpa di quelle che no al fornitore del servizio che non funziona, non a quello dell’accesso.

La concorrenza a quanto vedo la si fa sul prezzo e su quanti “mega” la connessione porti. Le diciture che suggeriscono politiche non basate sul “best effort”, se ci sono, sono scritte in piccolo. Molto pochi vanno addirittura a verificare se la banda promessa sia, almeno nel novantacinquesimo percentile, uguale a quella effettiva.

Il principio per cui, siccome c’è concorrenza, c’è un incentivo a non discriminare, mi pare non adeguatamente motivato.

Chercez la concurrence!

Il mio problema principale, è che la scelta su cosa prioritizzare è lasciata per ovvie ragioni al fornitore dell’accesso finale. Il quale potrebbe essere incentivato ad adottare scelte non neutrali.

La scelta non può essere lasciata all’utente finale, perché questi avrebbe l’incentivo ad adottare sempre la scelta più vantaggiosa, a meno che non venga imposto un prezzo differenziato per quando egli vuole andare “full throttle” rispetto a quando egli (ella) vuole semplicemente vedere foto statiche di gatti. Capisco che non è possibile. Capisco che non è vendibile, soprattutto nelle utenze domestiche.

Dare questa scelta a un terzo regolatore è (salvo casi d’emergenza) altrettanto impensabile.

Ho chiesto lumi a Gambardella su chi debba decidere quali servizi si debbano prioritizzare, la risposta è stata “sono i fornitori di servizi/contenuti/applicazioni che decidono cosa priorizzare”. Non ho ben capito come potrebbe esserlo, visto come Internet funziona, attendo l’email in cui me lo spieghi. Un’ipotesi di lavoro penso di averla chiara.

Analizzo il punto b) della citazione sopra. Si dice che le Telco hanno una quota di mercato inferiore ai cosiddetti “Over The Top”, ovvero coloro che fanno il business “vero” (ampi margini) con Internet – mettendoci dentro per semplificazione oltre alla TV su Internet tutti i servizi a valore aggiunto e content provider che consumano banda – da Google in giù (o in là). Inferiore, ma ce l’hanno (Telecom aveva addirittura una TV, La7). Non solo, come giustamente dice Gambardella, molti fornitori trovano conveniente utilizzare soluzioni che stanno sui sistemi della Telco, per essere più vicini all’utente finale e avere migliori chances di non affrontare colli di bottiglia o latenze indesiderate nel trasporto. Questi servizi non sono gratis come Internet (in realtà non è gratis, ma facciamo finta per il momento che lo sia), vengono pagati, cosa pienamente legittima, ovviamente, al fornitore dell’accesso terminale. Immagino sia in questa direzione che Gambardella voleva indirizzarmi.

Infatti dice, sempre in risposta a De Biase:

il mercato stesso che non consente di dare bassa qualità per il servizio best effort. I Telco/ISP che non fossero in grado di garantire un’adeguata qualità, sia a servizi con priorità (pagata da OTT/CP) sia a servizi best effort, perderebbero clienti e fatturato.

Ci sono alcuni “però”. Ad esempio gli OTT (ora o in futuro) possono offrire anche servizi alternativi (in concorrenza)a quelli che “tradizionalmente” vengono offerti dalle Telco.

Ecco che da un punto di vista concorrenziale abbiamo almeno due incentivi a prioritizzare il traffico non sulla base di cosa sia “giusto” fare, ma sulla base dei legittimi interessi della Telco. Ad esempio (dio non voglia, è un’ipotesi di scuola) dare priorità ai servizi di una PayTV con la quale la Telco ha accordi di distribuzione rispetto a YouTube. Oppure, sempre facendo ipotesi di scuola, privilegiare [qualsiasi cosa] rispetto a un servizio di telefonia IP.

Incentivi, ancora incentivi

Il best effort non è purtroppo sufficiente, nello sviluppo di Internet, per una soddisfacente qualità di fruizione da parte degli utenti finali per tutti i servizi.

Questo è un punto nodale: vorrei qualche ulteriore prova di questa affermazione (prova che non ho probabilmente perché non conosco abbastanza il mercato, lo ammetto!). Il sospetto viene che in realtà le Telco (giustamente dal loro punto di vista) puntino a segmentare il mercato per estrarre parte delle utilità che vanno agli OTT invece di investire sulle reti per lucrare sul traffico generato. Questo importa che ci siano incentivi a non aumentare in modo illimitato la capacità di trasporto.

Inoltre, poiché non sono in grado di fare gli OTT in modo significativo per lucrare sulla migliore qualità dei propri servizi veicolati ai propri utenti, vedendo la banda che mettono a disposizione consumata a basso prezzo da chi estrare ampie utilità, relegandoli al ruolo di dumb pipes, le Telco possono avere incentivi forti a discriminare coloro che non hanno accordi di terminazione con loro rispetto a chi ce li ha, senza per questo far percepire ai propri utenti il fatto che la propria rete sia sottodimensionata.

È interessante notare che – almeno mi sembra di capire – gli OTT sono comunque incentivati ad avere accordi di terminazione di un qualche tipo, proprio per essere più “vicini” agli utenti ed avere un servizio migliore ed evitare quanto più possibile i colli di bottiglia. Se si dà alla Telco in aggiunta a tale potere di mercato, anche quello di poter degradare l’offerta a coloro che non hanno un accordo con loro, soprattutto se si è dominanti su un mercato territoriale, apre la porta a potenziali abusi. Non vi è dubbio che Internet è e sarà sempre più “essential facility” e la posizione dominante sul mercato dà occasione di notevoli rendite di posizione, con disincentivi ad aumentare la propria offerta in modo tale da eliminare gli incentivi a sottoscrivere accordi per garantirsi di emergere sopra il mare di coloro che combattono per banda scarsa negli orari di massimo traffico.

Un po’ come se le autostrade potessero creare corsie preferenziali a pagamento che facciano concorrenza a quelle a canone, invece di aumentare le corsie o bypass nei tratti congestionati (il paragone regge perché in entrambi i casi abbiamo quasi monopoli naturali di rete).

Dunque, dal punto di vista della public policy, mi chiedo se sia meglio l’uovo oggi di un servizio di trasporto nominalmente sottodimensionato ma reso compatibile con le esigenze di (una parte di) utenti/fornitori solo grazie a tecniche di prioritizzazione (dunque di discriminazione) e che incentiva a creare sempre più un Internet Tier1 e un’Internet Tier2 in cui è il fornitore della connessione terminale, anziché il fornitore della connessione originatrice, a trattenere parte del costo del trasporto.

O non sia preferibile la gallina di nuove infrastrutture e nuovi e migliori accordi di peering in cui la maggiore domanda di banda sia soddisfatta da un incremento di offerta di banda a un costo inferirore per bit, perché solo così (scambiando banda per banda nelle interconnessioni) si fanno affari sul traffico?

Internet finore se l’è cavata piuttosto bene e ha contribuito alla creazione di ricchezza ed efficienza in maniera agnostica e caotica secondo il principio che io pago la banda all’uscita. Il mio fornitore poi o avrà uno scambio in natura con gli altri fornitori di rete con cui si interfaccia (peering) oppure dovrà pagare e farsi pagare per la banda che consuma e offre (settlement).

Soprattutto ciò riduce di gran lunga i costi e le barriere all’entrata per coloro che non hanno la struttura e le capacità economiche per complessi accordi con le varie Telco, soprattutto le startup innovative, le quali così possono fare concorrenza sul prodotto innovativo senza essere penalizzati per non avere (ancora) una pesante base di clienti. Si prendono un paio di fornitori, sufficiente banda on demand, magari un po’ di cloud tipo PaaS e si va live. Un contratto, contro decine di contratti.

In un’Internet con un tier 1 e un tier 2 in cui se sei nel tier 2 la tua offerta fa comunque schifo perché a te danno un carretto e agli altri una Ferrari, ti viene difficile fare il concorrente dirompente. E come si dice spesso, con un facile luogo comune “la nuova Skype non nascerebbe” (beninteso, quella vecchia non mi piace, non mi piace per niente).

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Software Libero, libertà digitali

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