Software Libero, libertà digitali

Software Libero libertà digitali

Net neutrality for dummies (me)

TL;DR: La net neutrality favorisce la concorrenza tra i fornitori di servizi Over The Top (compresi quelli nuovi) e fornisce incentivi a incrementare la banda attraverso investimenti in infrastrutture da parte dei carrier. La possibilità di discriminare (prioritizzare) il traffico verso l'utente finale fornisce incentivi a discriminare le tipologie di traffico e ad alterare il meccanismo della concorrenza in conflitto di interessi tra Telco e OTT.

Recentemente sono stato coinvolto – meglio travolto – in uno scambio di tweet tra Luigi Gambardella (Telecom Italia), il Sen. Stefano Quintarelli (mi fa strano chiamarlo "Senatore", data la lunga frequentazione), Luca De Biase e Massimo Mantellini, in merito alla "Net Neutrality". Gambardella afferma che Quintarelli ha una visione parziale e non corretta della net neutrality, Quintarelli pensa il contrario. Io tendo per ragioni che spiegherò a condividere il pensiero di Quintarelli, il quale ha molto bene illustrato nel suo post molti dei concetti che vado a ripetere dal punto di vista di avvocato che si occupa (anche) di concorrenza nell'IT.

A parte aver scritto più volte l'epigrafe "all bits are equal" o varianti della stessa, con la stessa competenza con cui potevo scrivere "scemo chi legge", non so per quali meriti sono stato coinvolto nella riflessione. Mi sono occupato professionalmente di net neutrality ai tempi del Telecoms Package, ma sempre sul sedile del passeggero con gente più avvezza di me e in circostanze che non posso rivelare. Da un punto di vista tecnico sono poco più che un orecchante. Mi sento tuttavia di dover focalizzare almeno un punto, vedendo se riesco dare un contributo alla discussione. Niente di innovativo, solo un pensiero a voce alta.

L'obbligo di preferire il software libero e in riuso ora è completato dalla pubblicazione dei criteri

L'Italia sembra essere la nazione che si è spinta più in là con le legislazioni che favoriscono e preferiscono l'uso di software libero (open source), avendo nel Dicembre 2012 cambiato l'art. 68 del Codice dell'Amministrazione Digitale, introducendo un obbligo di scegliere software libero o a codice aperto, ovvero software in riuso, tranne nei casi in cui ciò fosse impossibile, e tale valutazione di impossibilità va fatta secondo i criteri e i metodi fissati dall'Agenzia per l'Italia Digitale, che li ha pubblicati sul suo sito l'8 gennaio 2014.

Con tale pubblicazione non ci sono più scuse, non ci sono spazi per interpretazioni ambigue, che a mio modesto parere non c'erano neppure prima. La valutazione non può che essere secondo i criteri e le metodologie fissati dal documento. Il quale ha preso la forma di "linee guida", ma non per questo ha perso la sua natura. Il richiamo al compito affidato all'Agenzia è infatti chiaramente espresso.

Two bees make an eagle. Le API non sono soggette a copyright anche negli USA

Ci sono api e ci sono API. In gergo computeristico API significa "Application Programming Interfaces", parti del codice di un programma che espongono funzioni e chiamate verso altri programmi, in modo che essi possano interoperare. Per esempio, una piattaforma (ad esempio Gnome o Windows) può esporre una funzione per richiamare un dialogo di stampa, in modo che un'applicazione che funzioni su di essa debba solo invocarla con il metodo pubblicato affinche un'interazione occorra e l'applicazione possa stampare. Le parti interne di un'API possono essere riscritte anche molte volte senza che la parte verso l'esterno cambi, in modo che le applicazioni scritte per esse rimangano funzionanti. Anzi questa è di fatto la regola.

Un Giudice Federale (Mr. Aslup) del Distretto della California del Nord ha deciso che il codice sorgente che dichiara il metodo per invocare la stessa funzione contenuta nell'API (che quindi ne rappresenta la parte esterna) non è soggetta a copyright. Ciò segue una quasi identica  Sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea nel caso SAS [Caso C‑406/10 SAS Institute v. World Programming Language].

 

Aduc presenta una class action contro Microsoft

La traduzione in Italiano è disponibile nel blog di Guglielmo Troiano .

Aduc, an Italian Consumers association, has served on Microsoft Italia (the local branch of Microsoft Corp) a class action complaining that the company consistently refuses to reimburse users the price of ubiquitous windows licenses, bundled with OEM (Original Equipement Manufacturers) computers. I am part of a much larger legal team that has produced it and I can briefly illustrate what it is about.

Italy has adopted a regulation (Art. 140 bis of the Italian Consumers Code) that allows consumers individually (not consumers associations, which is strange) to file class actions, through ordinary proceedings, open to be joined at a later time. A class action is a case which is arguably identical to a class of users and which is likely to protect the interest of this class. Unfortunately, the Italian version has been adopted with very odd provisions that limit the effectiveness of it, as one can read in this document by Aduc (in Italian).

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